Lettera di G. dopo l’incontro di Carinola

Febbraio 6, 2014 Posted by Carceri, Tracce 0 thoughts on “Lettera di G. dopo l’incontro di Carinola”

Carissimo Professore, sento l’impellente bisogno di scriverle. Sento di scriverle come ad un amico che a fine serata s’incontra e si raccontano le proprie esperienze vissute.

La sento vicino, mi permetto di dirle che la sento come Professore e amico in egual misura.

E forse per questo motivo riesco ad esprimerle i miei sentimenti a cuore aperto, così come li ho vissuti. Non mi aspettavo così tanti ragazzi, ho sempre pensato che portasse si e no 4 o 5 ragazzi. Quel che ha fatto lì dentro in quella sala rompendo l’iniziale disposizione e schierandoci in cerchio assieme agli altri è stato eccezionale. Quel che è successo oggi mi è arrivato dritto al cuore con la forza di un maglio. Sento dentro di me un vulcano di emozioni che ribolle lentamente. Non avrei mai pensato di vivere questa situazione così come l’ho vissuta.

Finche ero lì in sala tutto era piacevole ed emozionante nei giusti limiti. Mano a mano è andata aumentando quando si è aperto il dialogo con le ragazze accanto, mi emozionavo nel vedere la ragazza di fronte scoppiare in lacrime mentre esponeva l’idea che aveva sui detenuti in generale e al momento di andare via vedere alcune di loro con le lacrime agli occhi è qualcosa che mi ha  toccato profondamente, non lo dimenticherò mai, e infine il suo calore abbraccio così affettivo così intimo. La rispetto profondamente caro Professore e mi sento di dirle che le voglio bene. Nel vedere quelle ragazze, sentirle parlare, è stato come vedere in loro mia figlia. Virginia ha la loro stessa età anch’essa è laureanda al 3. anno di medicina all’università di Torino. In certi momenti in sala si affacciavano alla mia mente alcuni pensieri che di solito mi assalgono nelle notti insonni pensando alla mia Virginia a tutto quello che abbiamo perso e non potremo mai più riavere e questo sono riuscito a confidarlo alla sua allieva.

Questo pensiero è un tormento di cui non potrò mai liberarmi e non è il solo e l’unico. Così mentre mi incamminavo verso la cella sentivo qualcosa che mi stringeva lo stomaco e le budella. Ricorda Professore quando ci chiese cos’è il senso? Beh questo tipo di senso “che è il senso di colpa” non riesco a spiegarglielo in modo filosofico mentre riesco benissimo a spiegarglielo in modo pratico perché è quel senso di malessere di aggrovigliamento di budella di ansia che ti sale sino al cervello. Arrivato in cella non riuscivo a stare fermo, ho cominciato a camminare avanti e indietro velocemente come una bestia inquieta e pensavo e rivedevo quel che era successo in sala aggrovigliato a mille pensieri. Mi creda Professore sentivo un magone in gola che non riuscivo a scacciare e non vedevo l’ora di scendere giù al passeggio assieme ai miei compagni e sfogarmi.

Effettivamente dopo il passeggio mi sono momentaneamente rasserenato. Una serenità apparente, effimera, perché è riesplosa tutta alla sera. Ho racchiuso in me tanta emozione, talmente tanta che mentre mi accingevo a scrivere e prime parole di questa lettera per liberare le mie emozioni sentivo scorrere sul mio viso alcune lacrime. Non so perché le racconto anche questo particolare, forse è per il semplice motivo che mi sento libero di poterglielo dire. Ora che ho scritto questa lettera mi sento veramente più sereno e posso andare a letto. E’ notte tarda in questo preciso momento dò anche a lei una buona notte e grazie per averci regalato un giorno così speciale.

La saluto con un caloroso abbraccio e tantissimo affetto

 

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