Epimelesi

La filosofia non rilascia certificazioni di competenze, ma offre stili di esistenza, stabilisce legami di amicizia, promuove dialogo e partecipazione, coniuga conoscenza e sicurezza, sapere di sé e cultura dei sentimenti

επιμελεια – EPIMELEIA è la pratica analitica dell’aver cura di sé come dell’altro in una relazione terapeutica dell’aver cura dell’altro perché l’altro abbia cura di sé. La pratica analitica dell’epimelesi si sviluppo con tecniche di esame che favoriscono il dialogo interiore in una sequenza di donazione di tempo del dare ascolto.

EPIMELESI è la pratica della filosofia come esercizio della sua disciplina, che muove dal desiderio per giungere al sentimento e farsi comportamento nel legame. L’epimelesi è la pratica della consulenza filosofia come sapere saggiante il legame più importante. Ogni scelta muove da un legame per ritrovarne uno nuovo per un diverso sapere di sé. La scelta non è la decisione. Decidere è anche recidere, tagliare e annodare insieme. Raccogliere scelte differenti, tenerle insieme. La cura di sé e degli altri passa per questi intrecci e questa tessitura ed è nel dar voce al proprio sentire e dire.

L’epimelesi è la pratica di consulenza individuale e di gruppo. Si distingue dalle forme di trattamento, perché non cura qualcosa o qualcuno, una parte o un caso, non oggettualizza o definisce una parte da sanare, ma è l’ aver cura dell’altro perché l’altro abbia cura di sé, nella circolarità dell’un — l’altro, uguale e differente, diverso e simile, proprio e improprio, in un continuo passaggio di traduzione di sé, aprendo nuovi confini d’intimità.

L’epimelesi come pratica analitica della filosofia non cura la “malattia”, ma la “salute”, non è clinica ma critica, non riduce il caso ad oggetto di analisi, ma sviluppa un “circle care” in un dialogo interiore per la cura dei sentimenti ritrovando nuovi legami d’esistenza e vita.

Fine dell’epimelesi è il raggiungimento di quel legame di senso tra l’esistenza e la vita come del legame tra la vita che si è con la vita che si ha. L’una impropria e l’altra propria, di sé e dell’altro/a. Un legame che non è un “fare”, ma un “operare”. Il fine non è la facilità del fare, ma la felicità dell’operare come dell’arte della vita.

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