Nu bellu Sant’Antuono

Chistu munne

Giovedì 17 Gennaio al Maschio Angioino la festa di Sant’Antuono

Filosofia Fuori Le Mura partecipa all’Evento promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli

Ecco il programma:

alle 17:00 partenza del corteo musicale da Largo Berlinguer

alle 17:30 arrivo al Maschio Angioino e presentazione della manifestazione con un intervento sulla storia e la cultura della festa dei di Sant’Antuono

alle 18:00 intervento musicale di Eugenio Bennato con canzoni della tradizione popolare

ore 18:00 Accensione del Fuoco con canti e letture dedicati e l’invito per ognuno a portare qualcosa da lanciare sul fuoco fogli di messaggi scritti di propri sentimenti, relazioni, esperienze da lasciare al passato come “robba vecchia” per aver il nuovo. Il rito di lasciare al passato tutte le cose che non vorremmo più sentire e vivere sarà il lancio nel fuoco di pupazzi che rappresentano: il razzismo, la prepotenza, le mafie, le violenza, la discriminazione, l’esclusione … ognuno porti tutto quello di cui si vuole liberare. Il fuoco purifica, distrugge e sana, è l’elemento del rito di passaggio dell’anno. Tutti intorno al fuoco intoneremo canti e balli, s’invita a portare strumenti popolari, campanacci e varie perché “Sant’Antuono porti un anno buono”

La Festa

Ogni anno il 17 gennaio Napoli ritrova la festa di Sant’Antonio con i fuochi, i cippi, che si organizzano nei quartieri della Città. La festa ha perduto il racconto della sua tradizione che risale alle origini della cultura popolare. Il fuoco purifica, porta luce, riscalda, raccoglie. L’immagine di Sant’Antuono è la figurazione di tanti volti dall’origine della civiltà fino alla moderna città, a partire dal mito di Prometeo. Sant’Antonio lo ricorda, per aver “rubato” il fuoco dall’inferno agli uomini, catturandolo nel suo bastone, la ferula dei sacerdoti, chiamata anche il tirso nell’antichità, identificativo di riti dionisiaci. Il fuoco è delle passioni, va acceso e va tenuto a bada. Il fuoco purifica, risana. Al fuoco sono affidati tutti i riti di passaggio dal vecchio al nuovo, della liberazione dal male per il bene, dalla malattia alla salute, dall’inferno delle passioni alla comunità sociale, dell’illegalità e della prepotenza alla costituzione di relazioni e di legami sociali per il bene comune. È quest’ultimo passaggio che vogliamo sia il motivo simbolico dei fuochi di Sant’Antonio del 17 gennaio di quest’anno, per “appicciare” il vecchio e il male, la violenza e la stupidità. I fuochi di Sant’Antuono siano perciò i fuochi della legalità in risposta a chi, come a Castellamare, ha voluto accendere il fuoco contro chi si è sottratto alla legge della prepotenza della criminalità. La camorra è un gioco d’azzardo con un capo che ne interpreta le regole. È un gioco che deve finire, si chiami anche “sistema”, è un sistema che deve finire. Napoli è tutta n’ata storia. È allora il momento di fargli “nu belle Sant’Antuono”, che a Napoli significa anche dare una lezione. Una cosa vecchia va bruciata per sanare questa città da tutto quello che ne offende la bellezza. La prepotenza viene dalla stupidità, dall’ignoranza, dall’insensibilità. Il fuoco è la potenza del cambiamento, bisogna averlo dentro, con misura, secondo quelle parole di Eraclito che diceva: «Questo cosmo né alcuno degli dei lo fece né alcuno degli uomini, ma fu sempre ed è e sarà, fuoco di eterna vita, che si accende con misura e si spegne con misura.»