La Bottega del filosofo

La bottega del filosofo 2018

La bottega si dice dell’arte e la filosofia è un’arte come ogni sapere è tale quando coinvolge la persona nello stile della propria vita. “Andare a bottega” non era per comprare, ma per formarsi, quasi che la compera fosse di se stessi e si acquisisse col “comparare”, confrontandosi senza fronteggiarsi, in filosofia è dialogare. Alla bottega del filosofo s’apprende dialogando a cercare insieme di sapere quello che sfugge al sapere codificato in una definizione accusativa. Un dialogo termina quando ci si dà un nuovo termine di incontro. È genitivo. Un dialogo allora si può dire riuscito, quando ci lascia al desiderio di ritrovarsi insieme. Ogni dialogo finisce con l’invito a incontrarsi ancora. I filosofi, dialogando, lavorano “idee”. Le elaborano come modelli regolativi che non sono esse stesse regole ma che hanno bisogno delle regole per applicarsi. Le idee sono senza regola, sono regolative del proprio applicarsi e avvicinarsi gli uni agli altri in un cammino comune. Cominciamo allora dall’idea di una cittadinanza senza nazione per una scuola pubblica della politica. Cominciamo dalla pagina di Kant che invita a pensarci cittadini del mondo. Ci ritroveremo a parlare dall’idea dell’immortalità dell’anima che per il filosofo di Atene fu il principio dell’apprendere e della comunità. I filosofi per primi hanno associato la migrazione a quella delle anime nell’immagine della metempsicosi, l’hanno associata alla generazione, all’eredità, al generare. Anche i ricordi sono migranti, perché sono quei vissuti che arrivano sulla spieggia del tempo presente, cercando ospitalità nella memoria di ognuno in vista della città del bene comune. (gf)